Pensione di reversibilità: come funziona e chi ne ha diritto
- segreteria1eldocon
- 19 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
La pensione di reversibilità è una prestazione economica che l’INPS eroga ai familiari superstiti di un pensionato deceduto. È uno strumento di tutela molto importante perché permette di garantire continuità economica ai familiari rimasti, soprattutto quando il pensionato rappresentava la principale fonte di reddito del nucleo.
Vediamo insieme come funziona, a chi spetta, quali sono gli importi previsti e perché conviene affidarsi al nostro CAF.
Cos’è la pensione di reversibilità
Si tratta di una quota della pensione che il defunto percepiva (o avrebbe percepito se già titolare di pensione diretta), riconosciuta ai familiari aventi diritto. Se invece il lavoratore deceduto non era ancora pensionato ma aveva maturato determinati contributi, si parla di pensione indiretta: la logica è la stessa, cambiano solo i requisiti di accesso.
A chi spetta
I beneficiari sono stabiliti dalla legge e seguono un ordine preciso di priorità:
Coniuge o parte dell’unione civile: hanno sempre diritto, anche se separati (tranne in casi particolari di addebito e mancato assegno).
Figli:
minorenni,
studenti fino a 21 anni se a carico e iscritti a scuola,
universitari fino a 26 anni se a carico e studenti regolari,
senza limiti di età se inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso.
In mancanza di coniuge e figli, possono avere diritto anche:
genitori ultrasessantacinquenni non titolari di pensione e a carico del defunto,
fratelli celibi o sorelle nubili inabili al lavoro e a carico del defunto.
Quanto spetta
La pensione di reversibilità è calcolata come percentuale della pensione del defunto:
60% al coniuge superstite da solo,
70% a un solo figlio (se mancano i genitori),
80% al coniuge con un figlio,
100% al coniuge con due o più figli, oppure a tre o più figli senza coniuge.





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